Gennaio 13, 2026

Il bilancio previsionale di Roma Capitale, che verrà approvato alla fine di questa settimana in aula Giulio Cesare, ha messo al centro le politiche sociali e quelle abitative. E ha deciso di puntare in particolare su un problema che attanaglia da anni le amministrazioni municipali: le liste d’attesa. Per farle scorrere ci sono 130 milioni di euro, 110 dei quali provenienti dalle risorse comunali.

Le liste d’attesa a Roma

Il tema, d’altronde, era stato tirato fuori dal sindaco Roberto Gualtieri a novembre, in pubblico. Nella sala intitolata al cardinale Ugo Poletti, a San Giovanni in Laterano, il primo cittadino davanti all’assessore al Sociale della Regione, Massimiliano Maselli, e al direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia, si era espresso chiaramente: “Abbiamo bisogno di fondi ulteriori, perché vorremmo far scorrere le liste d’attesa per l’assistenza domiciliare ad anziani, disabili e minori”. 

Una richiesta arrivata dalla maggioranza

Una frase n0n casuale. Gualtieri, proprio in preparazione al lavoro sul bilancio 2026-2028, aveva appena incontrato la maggioranza capitolina per raccogliere esigenze, idee, suggerimenti: “Dove dobbiamo spendere?” la domanda fatta alle sue consigliere e ai suoi consiglieri. E a quanto emerge, sono stati tre i temi che hanno raccolto una più ampia condivisione nel Pd e nelle altre forze politiche di Centrosinistra: scorrimento delle liste d’attesa, finanziamento della nuova delibera 185 sulla precarietà abitativa e sostegno all’applicazione della legge nazionale sul “Dopo di noi”. 

Disabilità, dalla Regione oltre 23 milioni per ridurre le liste di attesa delle case famiglia

La lettera del Pd Roma

A ottenere un (quasi) immediato riscontro è stata la richiesta sulle liste d’attesa. Anche perché prima della riunione, già il Pd Roma con la sua responsabile welfare, Rosa Ferraro (presidente della commissione Sociale in VII municipio) e tutti gli assessori dem, aveva messo nero su bianco l’urgenza di sbrogliare una situazione incancrenita da oltre tre anni. Cioè da quando la nuova giunta era riuscita a ripescare circa 18 milioni di euro rimasti in cassa al dipartimento Politiche sociali, dando una sforbiciata alle liste. Ma la società invecchia, le fragilità aumentano, e non c’è voluto molto per far aumentare di nuovo le famiglie in attesa. 

“Ci vuole un cambio di passo”

Rivolgendosi alla capogruppo capitolina Valeria Baglio, al presidente della commissione Bilancio Lorenzo Marinone, alla presidente della commissione Sociale Nella Converti, alla Capo segreteria del Sindaco Giulia Tempesta e al membro dell’assessorato capitolino al Sociale Emiliano Monteverde (del Pd), il partito ha chiesto a tutte le parti in causa di farsi carico di una scelta precisa: “Le nuove sfide sociali emerse dopo la pandemia – si legge nella lettera – l’aumento delle fragilità economiche, l’invecchiamento della popolazione, la crescita del numero di persone non autosufficienti, impongono un cambio di passo nella programmazione e nel finanziamento dei servizi”. 

Ferraro (Pd): “Ci provammo anche nel 2024”

Come spiega proprio Rosa Ferraro “la richiesta non è nuova, la facemmo anche nel 2024, ma c’era appena stato un taglio pesantissimo da parte del Governo e non si è potuto concretizzare alcunché”. Stavolta, però, è stato proprio il Governo a fornire l’assist alla giunta capitolina. Sicuramente con il maxi-emendamento a firma FdI al decreto legge “Anticipi”, collegato alla nuova manovra finanziaria: oltre mezzo miliardo di euro per l’uscita di Roma Capitale dalla gestione commissariale del debito. 

I numeri a Roma

Ma al di là delle teorie e delle considerazioni, un fenomeno si può capire solo se si racconta tramite i numeri. Sono quelli che hanno spinto gli assessori municipali a forzare la mano, pressare sulla maggioranza capitolina tramite il Pd e spingere il Sindaco a giocarsi il tutto per tutto.

Gli utenti in attesa nei municipi

Secondo i numeri disponibili, ci sono territori che “vantano” centinaia di utenti in attesa per quanto riguarda il Saish (il servizio di assistenza per le persone con disabilità): in IV sono 214, in V 239, in VII 267, in IX 220, addirittura 283 in XIV. Mentre per quanto riguarda il Saisa, il servizio per l’autonomia delle persone anziane, i numeri dicono di ben 285 in lista d’attesa nel III, 461 in VII, 424 in XI, 346 in XIV. Una quantità di utenti con fragilità da far spavento. Famiglie che, non potendo garantire lo stipendio mensile a un operatore qualificato, attendono l’aiuto del Comune, senza riceverlo. A Roma sono oltre 5mila gli utenti che non ricevono assistenza, diretta o indiretta.

Aldina Ulrira: “In alcuni casi si rischia l’abbandono”

“Per una famiglia normale rivolgersi al privato è gravoso – commenta Aldina Ulrira, co-fondatrice dell’Agenzia per la vita indipendente Aps -. Ci sono gli adeguamenti Istat, i contributi, e dal 1° novembre scorso sono anche entrati in vigore gli aument previsti dal rinnovo dei contratti. Chi non riesce a sostenere queste spese, si trova a sacrificare la propria vita per assistere un familiare. In alcuni casi si rischia l’abbandono”. La notizia dello stanziamento a bilancio, quindi “è una bella cosa, siamo soddisfatti, soprattutto se si arriverà all’esaurimento delle liste”. 

Converti: “Gli anziani devono restare a casa”

Come spiega infine Nella Converti, presidente della commissione capitolina Sociale, quella delle liste d’attesa è una battaglia che va vinta prima che sia troppo tardi: “La popolazione si invecchia – spiega – e le fragilità aumentano. Ci sarà sempre più bisogno di servizi che sono non solo sociali ma anche sanitari. E per quanto riguarda gli anziani, rinunciare all’assistenza domiciliare per chi è autosufficiente, portandoli in una Rsa, significa peggiorare la loro situazione di salute, farli ammalare, e quindi andare comunque a pesare sul sistema sanitario. Devono poter restare a casa”.