Aprile 11, 2026

Ostia, 10 aprile 2026 – La tecnologia entra nei luoghi della memoria per conservarli, studiarli, restituirli al pubblico con strumenti nuovi, anche con l’obiettivo di diffondere un patrimonio culturale e locale ancora troppo “segreto”. È questo il cuore del progetto S.T.Ar.T. Ostia – Soluzioni Tecnologiche per l’Archeologia e il Territorio, presentato oggi al Museo delle Navi di Fiumicino come uno dei più significativi percorsi di innovazione applicati al patrimonio archeologico del territorio.

L’obiettivo è ambizioso: individuare modelli efficaci per una gestione più moderna, precisa e sostenibile dei beni archeologici, partendo da una serie di siti molto diversi tra loro per funzione, caratteristiche e stato di conservazione. Un lavoro che guarda alla tutela, ma anche alla possibilità di rendere questi luoghi più leggibili, accessibili e vicini al pubblico.

Dentro il progetto S.T.Ar.T.

Il progetto ha interessato una parte della Regio IV di Ostia Antica, con la Domus di Giove Fulminatore, il Ninfeo degli Eroti, la Domus dei Pesci, la Domus del Garofano e la Caupona del Pavone. Accanto a questi, sono stati coinvolti anche due luoghi profondamente legati al territorio di Fiumicino: l’edificio della cosiddetta Capitaneria di Porto e la Tomba 57 della Necropoli di Isola Sacra.

La scelta di contesti così diversi non è casuale. Il fine è costruire un metodo il più possibile replicabile, capace in prospettiva di estendersi all’intero patrimonio archeologico del Parco. Non un intervento isolato, dunque, ma un modello destinato a durare e a crescere.

Sul piano operativo, S.T.Ar.T. Ostia ha messo in campo una gamma articolata di attività. Sono stati eseguiti rilievi fotogrammetrici e laser scanner su tutti gli edifici coinvolti, passaggi essenziali per documentare in modo puntuale lo stato dei monumenti e preparare futuri interventi di restauro e manutenzione programmata. A questi si sono aggiunti monitoraggi statici e microclimatici, utili a osservare nel tempo l’evoluzione delle strutture, delle fessurazioni e delle condizioni ambientali, come temperatura, umidità e irraggiamento.

Fondamentali anche le indagini geologiche e quelle diagnostiche, che hanno permesso di approfondire la natura del terreno, la presenza di eventuali strutture archeologiche sepolte, le condizioni di conservazione delle murature e degli apparati decorativi, oltre alle cause dei fenomeni di degrado. Un insieme di dati preziosi, raccolti per conoscere meglio i siti e intervenire in modo più consapevole.

Tutte queste informazioni sono confluite nella piattaforma GIS del Parco, arricchita con nuovi moduli applicativi, e soprattutto in un sistema H-BIM, Heritage Building Information Modeling, progettato appositamente per il progetto. È questo uno degli aspetti più innovativi dell’iniziativa: un sistema aperto e aggiornabile, capace di riunire in un unico ambiente digitale i dati disponibili, seguirne nel tempo le trasformazioni e favorire il lavoro condiviso tra professionalità diverse.

Ma il progetto non si ferma alla conservazione. La conoscenza raccolta è diventata anche uno strumento di valorizzazione. Dai dati prodotti sono nate infatti ricostruzioni in realtà virtuale che permettono di restituire al pubblico ambienti, colori e volumi spesso non più immediatamente percepibili a occhio nudo. Tra queste, la ricostruzione virtuale della Capitaneria di Porto, antico edificio portuale posto sulla banchina orientale del Bacino di Claudio, oggi nell’area del monumento ai Caduti di Kindu, a Fiumicino.

Sempre nell’ambito di S.T.Ar.T. sono state realizzate anche le restituzioni virtuali della Caupona del Pavone, edificio di Ostia solitamente chiuso al pubblico ma di grande rilievo per gli apparati pittorici, e della Tomba 57 della Necropoli di Porto all’Isola Sacra, monumento funerario di dimensioni contenute ma straordinariamente ricco dal punto di vista decorativo. In questi contenuti, la ricostruzione digitale si alterna alla visione reale dello stato di conservazione, creando un confronto diretto tra passato e presente.

In sintesi, gli obiettivi di S.T.Ar.T. Ostia si muovono su tre direttrici. Sul fronte della conservazione, migliorare la manutenzione programmata e predisporre interventi di restauro più efficaci. Sul piano della valorizzazione, produrre e diffondere contenuti digitali dentro e fuori il Parco. Sul versante gestionale, ridurre tempi e costi della manutenzione e della progettazione, migliorando al tempo stesso la fruizione del patrimonio.

La presentazione di oggi al Museo delle Navi ha dato così forma pubblica a un progetto che intreccia ricerca, tutela e innovazione. Con un’idea di fondo chiara: usare la tecnologia non per sostituire la storia, ma per avvicinarla. E fare in modo che luoghi fragili e preziosi, come quelli di Ostia e di Fiumicino, possano essere conosciuti meglio, conservati con maggiore efficacia e trasmessi con più forza alle generazioni future.