Dopo 13 anni anche l’Itis Galileo Galilei di Roma sceglie la via dell’occupazione. Studenti e studentesse del collettivo Franco Bruni sono entrati nella scuola nella mattina di oggi, venerdì 6 novembre. “Non è una scelta che compiamo alla leggera, ma una risposta necessaria a un’emergenza sociale, politica ed economica che continua a sottrarre futuro alla nostra generazione” è il messaggio.
L’istituto si aggiunge a una lista già piuttosto lunga di istituti occupati, tra cui il Mamiani di Prati, la cui dirigente scolastica – Tiziana Sallusti – ha scritto una lettera aperta alla comunità scolastica per segnalare i disagi dovuti all’occupazione.
Intanto, come già accaduto prima il 16 poi il 30 ottobre, la protesta si prepara a uscire dalle scuole e tornare in piazza. Dal collettivo Les blocages, nato sull’onda della mobilitazione studentesca in Francia, e da Osa fanno sapere che venerdì 20 novembre sarà una nuova giornata di proteste: “Ci prenderemo tutta la città” è il messaggio. Nella stessa giornata è previsto lo sciopero generale della Cgil a cui ha aderito la Rete degli studenti medi del Lazio.
L’ondata di occupazioni
Il Galilei di via Conte Verde 51 è (per ora) l’ultimo di una lunghissima serie di istituti occupati a Roma nelle ultime settimane. Al centro della protesta ci sono il rifiuto della riforma degli istituti tecnici voluta dal ministro Giuseppe Valditara, la precarietà, il carovita, il definanziamento dell’istruzione e la crescente militarizzazione della società. Gli studenti ribadiscono inoltre la propria solidarietà al popolo palestinese e alle mobilitazioni studentesche che attraversano l’Europa. “Occupare significa riprenderci gli spazi della nostra scuola, trasformandoli in luoghi di confronto, cultura e partecipazione. Dopo 13 anni abbiamo deciso di rompere il silenzio, perché davanti a un futuro che ci viene negato restare indifferenti non è più un’opzione – spiegano dal collettivo studentesco Franco Bruni -. Disobbedire oggi non è una bravata, ma un atto di responsabilità. La nostra generazione non resterà a guardare”.
A sostenere l’iniziativa è il gruppo Les blocages: “Rivendichiamo l’occupazione del Galileo Galilei come un nuovo passaggio del percorso di mobilitazione che da settimane attraversa le scuole romane. Dopo 13 anni, anche il Galilei torna a essere protagonista della protesta studentesca. Dalla Francia a Roma, una generazione sta scegliendo di non rimanere in silenzio davanti a un futuro fatto di precarietà, disuguaglianze e guerre. Ogni scuola che si mobilita rafforza un movimento che cresce, si organizza e alza il livello del conflitto. Il 20 novembre torneremo nelle strade con una grande mobilitazione studentesca. Ci prenderemo tutta la città”.
Il Galilei si aggiunge a una lunga serie di scuole che sono state occupate solo negli ultimi giorni: Gullace, Visconti, Avogadro, Nomentano, Russell, Rousseau (nella sede di via Nistri), Socrate, Righi, Pilo Albertelli, Mamiani.
L’appello dal Mamiani
Proprio il Mamiani è stato nelle ultime ore al centro di un confronto piuttosto acceso tra la dirigente scolastica, Tiziana Sallusti, e il collettivo che sta conducendo l’occupazione. La preside ha scritto una lettera alla comunità scolastica in cui spiega di essersi recata più volte, nei dieci giorni dall’inizio dell’occupazione, a scuola per cercare un punto di incontro con studenti e studentesse. Ed elenca anche le conseguenze del perdurare della protesta: “Sono attualmente bloccate importanti procedure relative al pagamento degli stipendi del personale supplente. Sono rimaste incomplete le procedure amministrative e contabili necessarie per l’attivazione delle attività pomeridiane: teatro, lingue straniere, sport, formazione dei docenti e viaggi d’istruzione. Tutte queste attività rischiano, pertanto, di non poter essere realizzate. n particolare, i viaggi d’istruzione delle classi quinte rischiano di saltare definitivamente, poiché, a causa dell’occupazione della scuola, non è stato possibile concludere le procedure di acquisto e non sarà possibile recuperare l’acconto versato. Anche il bar scolastico ha interrotto la propria attività e le due dipendenti non percepiranno il loro stipendio”.
E ancora: “A ciò si aggiunge un’ulteriore criticità relativa al contratto stipulato dalla scuola con una produzione cinematografica, che prevede l’avvio delle riprese a partire dal 10 novembre. Grazie a questa collaborazione, la scuola avrebbe ricevuto fondi da destinare alle proprie attività. Il mancato rispetto degli accordi comporterebbe, inoltre, il pagamento di una penale, che ricadrebbe sugli studenti occupanti e sulle loro famiglie. Alla luce di tutto questo, chiediamo a tutte le componenti della comunità scolastica di collaborare responsabilmente affinché le attività didattiche e scolastiche possano riprendere al più presto”.
Studenti e studentesse riferiscono invece che la preside, dopo una serie di confronti pacifici, si sarebbe “ripresentata davanti al cancello di scuola intimando con modalità aggressive lo sgombero. Modalità espresse con minacce sull’intervento imminente delle forze dell’ordine, di un fabbro per aprire i cancelli e con attacchi ai singoli studenti che cercavano un dialogo”. Da qui la scelta di lasciare la scuola solo dopo “un confronto interno, finalizzato a stabilire una continuità nella lotta politica e la corretta consegna e riqualifica dei locali scolastici”.
Verso il 20 novembre
All’orizzonte, intanto, si profila a Roma un’altra giornata di mobilitazione, dopo quella del 30 ottobre. Il 20 novembre, infatti, è previsto uno sciopero generale indetto dalla Cgil a cui parteciperanno anche attiviste e attivisti della Rete degli studenti medi. Nella stessa giornata a protestare saranno anche i collettivi autonomi delle scuole della Capitale, riuniti nel gruppo Les blocages, e Osa.
Per la giornata di domenica 8 novembre è prevista un’assemblea studentesca romana al liceo Socrate occupato per costruire lo sciopero studentesco del 20 novembre “autonomo e indipendente dal campo largo e dalla Cgil che vogliono mettere un cappello politico sulla rabbia studentesca”, è il messaggio. E poi: “La repressione non ci fa paura e vedremo di nuovo le masse studentesche riprendersi il protagonismo delle lotte e della propria città. Se ci strappano il futuro, noi blocchiamo la città”.